LE MOSTRE BLOCKBUSTER E IL CASTELLO URSINO A CATANIA

LE MOSTRE BLOCKBUSTER E IL CASTELLO URSINO A CATANIA

In Italia “si allestiscono eccellenti mostre che passano inosservate, silenziate dalla profferta di mostre blockbuster spesso dedicate ad autori e temi stranieri e realizzate in fretta e furia, senza indagini degne di nota e autentici progetti culturali”. Chi le organizza e le patrocina è incurante delle analisi più recenti che hanno messo in discussione la funzione delle mostre temporanee quale “leva di valorizzazione culturale e promozione terrioriale… La conseguenza della mostramania degli ultimi quattro lustri è l’accresciuta concorrenza tra musei e spazi espositivi: le serie storiche relativi ai flussi di visitatori che hanno frequentato le mostre temporanee e le istituzioni museali palesano lo squilibrio che si è venuto a creare tra i rispettivi tassi di crescita, imputabile alla disseminazione delle sedi orientate alle sole temporary exhibitions. Tuttavia questo processo non è esente da rischi, poiché la produzione delle “grandi mostre”, impegnative dal punto di vista finanziario ma aleatorie in termini di risposte del pubblico, da una parte espone i produttori a rischi crescenti, dall’altra condiziona le aspettative dei visitatori e drena risorse pubbliche e private preziose, sottraendole alle attività conservative e alle gestioni istituzionali, che, soprattutto negli ultimi cinque anni, hanno subito tagli draconiani” (Io sono cultura, pp. 139-160).
Pigalle, Chagall, Ligabue e simili tengono accesa la macchina dei “mostrifici” anche in Sicilia. Non si può non condividere l’idea che le mostre “mordi e fuggi” allontanano spesso lo sguardo degli amministratori dallo stato di salute dei loro contenitori ma aggiungerei anche un’altra funzione per le esposizioni temporanee, quella di espediente utile a distogliere lo sguardo dei visitatori dalle sale espositive permanenti del museo che le ospita. Il Museo Civico del Castello Ursino a Catania ne è, purtroppo, un esempio lampante.
Da quasi cinquant’anni, nel passaggio delle consegne tra i diversi sindaci che si sono succeduti, di destra come di sinistra, nei progetti di ricerca che lo hanno interessato, nelle proteste dei movimenti civici e nei provvedimenti della magistratura per il furto di opere, tutto è cambiato ma un solo dato è rimasto invariato: il Castello Ursino è un museo mai nato, più che dimezzato nell’offerta espositiva, che rappresenta una piccola selezione delle ricche collezioni, custodite (non così bene, per la verità, visti i trafugamenti!) nei piani terzo e quarto che sono negati al pubblico, restaurato in parte con fondi comunitari ma mai completato. Un Museo che, anno dopo anno, rischia di rimanere intrappolato nel ruolo di contenitore privilegiato della città per le mostre blockbuster, che assicurano visibilità immediata alle amministrazioni comunali, condannandole ad un oblio perenne nel futuro” (da L’eradicazione degli artropodi. La politica dei beni culturali in Sicilia, Bari, Edipuglia 2016, pp. 205-207).

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