Il “civismo politico”

Il “civismo politico” ovvero l’arte di tenere i partiti come scheletri negli armadi
L’effetto Palermo e la lezione del “civismo politico” che Leo Luca Orlando ha impartito urbi et orbi la notte della vittoria, ripetendo come un mantra per decine di volte la stessa locuzione nei commenti alla stampa e rimbalzando solo nel caso del grande Mentana (imperdibile, come sempre, la sua maratona su La7) mi fa temere che anche la prossima campagna per le Regionali vedrà i candidati dei partiti tradizionali aggrappati all’albero che prima era della Cuccagna e ora del Cittadino, anche piuttosto arrabbiato e disperato.Già immagino le grandi e le piccole città brulicanti dei candidati e delle loro corti impegnati a rassicurare i probabili elettori sulla distanza siderale dai partiti, di cui comunque bisognerà presentare i simboli, e sulla vicinanza ai temi civici. Si dirà: il Governo Regionale ha fallito ma noi siamo qui per una nuova stagione di impegno per le nostre città e per i territori.
Prepariamoci quindi ad ascoltare, più di quanto avremmo mai voluto, le due paroline passepartout – civismo politico – ancora nei prossimi mesi: saranno la chiave per aprire gli armadi che custodiscono gli scheletri dei partiti

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