Giusi Nicolini e il motivo per cui non è più sindaco di Lampedusa

Giusi Nicolini e uno dei motivi per cui non è più sindaco di Lampedusa: l’adozione del Piano Paesaggistico delle Isole Pelagie (D. A. n. 18 del 27 novembre 2013).
“Consegnare al sindaco Giusi Nicolini il Piano di Lampedusa, nel periodo così drammatico vissuto dall’isola, è stato un segnale forte di attenzione rivolta anche alle peculiarità e alla ricchezza del patrimonio naturalistico e culturale delle Pelagie, come volano di crescita e sviluppo.
Una premessa per le indispensabili azioni di tutela, di valorizzazione e recupero dopo un’assenza della Regione/Stato di quasi vent’anni.
Viste le reazioni non proprio entusiaste dei suoi concittadini, che vedevano circoscritto il loro limite di azione nella pratica dell’edificazione selvaggia e senza regole, e per la verità anche nella coltivazione agricola e nell’uso delle serre, il sindaco ha organizzato un confronto pubblico a Lampedusa, il 13 marzo del 2014, dove, alla presenza della Soprintendente di Agrigento, Caterina Greco, si è tentato di spiegare il piano paesaggistico non come uno strumento “statico/conservativo”, ma come l’inizio di un approccio “gestionale/dinamico” mirato a mettere, per la prima volta, ordine allo sviluppo dell’arcipelago in una direzione ecosostenibile, tenendo conto anche delle esigenze turistiche e produttive.
Sembrava che il dibattito serrato di quel pomeriggio, non privo di impennate verbali e fuori onda indescrivibili, avesse placato gli animi e convinto anche i più irriducibili quando due mesi dopo, il 15 maggio, il messaggio di solidarietà di Giusi Nicolini al delegato sindaco di Linosa Susanna Errera testimoniava che in realtà il livello di resistenza all’adozione del Piano era ancora elevato.
«Se non volete fare una brutta fine dimettetevi»…”.
(da “L’eradicazione degli artropodi”, cap. IV, pp. 119-120)

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